martedì 1 giugno 2010
gaza flotilla
giovedì 29 aprile 2010
il calcio dei rifugiati
In via Bologna, a Torino, c’è uno stabile comunale che ormai da anni è occupato, al momento ci vivono tra i 70 e i 90 rifugiati politici. Vengono da tutti i posti che noi siamo abituati a sentire solo al telegiornale, quei paesi dove noi “occidentali” mandiamo i nostri eserciti per portare la pace. Circa 40 di loro ieri sera sedevano con me davanti a un minuscolo televisore a
I ragazzi che con me vedevano la partita ieri sera, sono rifugiati politici in Italia, la maggior parte parla italiano più di quanto un soldato italiano saprà mai parlare afgano o somalo. I ragazzi che vivono in via Bologna, scappano ognuno dal proprio paese in guerra, da una storia di violenza e persecuzione. I “nostri” militari sono disposti ad andare fino in Asia per portare la pace, ma lo Stato italiano non è capace nemmeno di trovare una casa ai profughi che arrivano in Italia per scappare da quelle guerre che i “nostri” soldati combattono.
Ieri sera qualcuno tifava Barcellona e altri tifavano Inter, non tanto per amore di una squadra, quanto piuttosto per i giocatori che militano nei due club, inutile dire che Eto’o, raccoglie i più grandi consensi. Una cosa però accomunava tutti: il fatto che tra pochi mesi tiferanno tutti Italia, perché “l’Italia ci ha accolti”. Come li ha accolti?
Finita la partita faccio un breve giro per la casa, dove si dorme in giacigli di fortuna e la si cucina e in un sottoscala, le condizioni igieniche generali sono terribili. L’Italia li avrà accolti, ma il massimo che sappiamo fare è dar loro la possibilità di occupare uno stabile fatiscente sotto la continua minaccia di essere sgomberati e diventare sfollati in Italia oltre a essere rifugiati. Paradosso dei paradossi noi andiamo a casa loro con le armi, distruggiamo tutto in nome della pace, loro vengono in Italia per sfuggire alle guerre che noi combattiamo o finanziamo e le uniche cose che sappiamo dargli è un permesso di soggiorno e una stretta di mano. La guerra in Afghanistan costa all’Italia 2 milioni di euro al giorno, cosa potremmo fare con quei soldi se i nostri soldati si prendessero un paio di settimane di ferie?
martedì 13 aprile 2010
arresta il chirugo!
In Afghanistan non ci sono i buoni e i cattivi, non esistono due schieramenti con ruoli ben definiti. Da una parte c’è un presidente, Karzai, eletto con scrutini truccati, i brogli sono stati ampiamente denunciati dagli osservatori internazionali. Dall’altro lato ci sono i talebani, quelli che starebbero nascondendo da quasi dieci anni Osama Bin Laden.
Senza infilarci nel dire il che e il perché, due sono le cose che meritano di essere menzionate. La prima è sicuramente che i talebani li hanno “creati” gli statunitensi, questo è un passaggio talmente vero che lo hanno messo pure in un film Stallone, cioè in uno di questi action movie, che tutto vogliono fare tranne prendere posizioni politiche scomode. In una delle sue avventure Rambo combatte a fianco dei combattenti per la libertà, leggasi i talebani, per sconfiggere l’invasore russo. Il secondo punto che va sottolineato è che il potere dell’attuale presidente afgano dipende completamente dalla politica mediorientale degli Usa. Karzai negli anni del suo primo mandato si è distinto per la capacità di buttare via i soldi che
Con queste premesse se io fossi un afgano sarei abbastanza incazzato con gli Usa: prima mi mandano al potere i Talebani integralisti e dopo li spodestano, mettendo un presidente che organizza i brogli alle elezioni e distribuisce mazzette per tutto il paese.
Se questo non bastasse possiamo dire che gli statunitensi guidano una missione militare di oltre 100mila uomini in Afghanistan, e che questi militari sono la causa di un terzo dei morti civili della guerra. Però gli Usa non fanno tutto questo da soli, si fanno dare una mano dai fidi cagnolini europei. La sola Italia spende per la guerra in Afghanistan, in rifornimenti militari di uomini e mezzi, più di due milioni di euro al giorno.
In tutto questo ci sono delle piccole organizzazioni che decidono di sbattersene di Usa e Europa e di andare ad aiutare questi afgani che da anni si beccano le bombe. Tra queste organizzazioni c’è Emergency. L’associazione di Gino Strada non dispone di tutti i soldi che spendono i governi, il bilancio del 2008 era di poco più di 16 milioni di euro, ma con le sue capacità finanziarie apre e gestisce decine di ospedali in tutte le zone di guerra del mondo. Per questo Emergency parla di guerra in termini di persone morte, ferite, mutiliate e traumatizzate. È politico dire che la guerra fa morti e per questo il ministro Frattini se la prende con Emergency.
Per questo parlare dei morti e dar la colpa della morte alla guerra i tre operatori di Emergency sono stati abbandonati dalla diplomazia italiana. Non so se ricordate casi di agenti dei servizi italiani che vengono uccisi in zone di conflitto. Per uno 007 che muore sparando si fanno funerali di Stato. Per un chirurgo italiano che opera nel posto più pericoloso del mondo si fa una puntata di Porta a Porta, dove il ministro degli Esteri non si impegna nemmeno a fare pressioni politiche in un paese dove da agosto avremo 3000 dei nostri migliori soldati.
domenica 31 gennaio 2010
Oush Grab Vs Shdema
La storia che vi racconto oggi è quella di una collina a due passi da dove vivevo a Betlemme. Il posto in questione si chiama Oush Grab, ed è un ex base militare fino al 1967 sotto il controllo delle autorità giordane, che tuttora mantengono la proprietà legale dell’area. La collina è stata successivamente occupata dall’esercito israeliano che l’ha abbandonata nel 2000. Da questa data l’area è stata utilizzata sempre di più dalla municipalità di Beit Sahour, comune in cui è situata. Durante il 2008 è stato costruito sulla collina un giardino con attrazioni per i bambini e un’area pic-nic. Un’associazione statunitense, Paidia, è riuscita a trovare i soldi per costruire una torre per l’arrampicata che viene utilizzata settimanalmente dai bambini della zona con il supporto di arrampicatori professionisti provenienti da tutto il mondo.
Naturalmente l’Autorità Palestinese ha visto in Oush Grab uno spazio molto appetibile per la costruzione di un’infrastruttura, la collina si trova infatti a pochi minuti di macchina dal centro di Betlemme. È stato quindi progettato un ospedale pediatrico da costruire al posto della base militare, ma un gruppo di attiviste di estrema destra israeliane, Women in Green, ha iniziato a rivendicare Oush Grab come luogo per la creazione di una nuova colonia, chiamata Shdema. Mi sembra persino superfluo dire che le motivazioni portate dal movimento israeliano sono prive di fondamento vi faccio un paio di esempi: “la zona è citata nella bibbia quindi è terra destinata da dio all’uso esclusivo del popolo israeliano” oppure “se si lascia che gli arabi costruiscano qui un ospedale poi lo utilizzeranno per sparare contro le altre colonie israeliane”.
A tutto questo va aggiunto il fattore geostrategico del sito: Oush Grab è l’ultimo lato in cui Betlemme si può espandere. Se si prende una cartina si nota come la città natale del nazareno sia circondata dalla presenza israeliana: a nord Gerusalemme, a ovest e a sud Gush Etzion, il più grande assembramento di colonie israeliane in Cisgiordania. A Betlemme non resta che un lato per il proprio sviluppo: l’Est esattamente dove si trova Oush Grab. Per avere un’idea di quella che è
Da una parte i coloni israeliani motivati dalla “donazione” che dio ha fatto loro e dall’altra una società palestinese che ha un disperato bisogno d’infrastrutture. In questi anni gli israeliani si sono presentati sul sito sempre armati e accompagnati dall’esercito, mentre i palestinesi ci si recavano con i bambini a giocare. Come è finita?
In questi giorni, mentre non si parla d’altro che di congelamento delle colonie, i palestinesi sono stati “consigliati” a non recarsi più sul luogo e oggi l’esercito israeliano ha dichiarato che riaprirà sul sito un presidio militare. Non è stato specificato perché e per quanto, ma possiamo immaginare che appena Israele regolerà i propri rapporti di forza con gli Usa gli avamposti come Shdema diventeranno da militari a civili.
sabato 30 gennaio 2010
Bnl, armata dagli obiettori
A un certo punto nella storia italiana, un governo, poco importa se di destra o di sinistra, ha fatto due calcoli e si detto che il servizio militare obbligatorio era troppo costoso e che non serviva a molto all’educazione del cittadino. Si è scelto quindi di creare un esercito di volontari e professionisti, congelando la leva. Una precisazione: la leva non può essere abolita a meno che non venga cambiata Uno dei punti cardine del servizio civile è la difesa della patria non armata e non violenta, su questo principio si basava l’essere obiettore e su questo principio dovrebbero essere ideati i progetti dei volontari. L’UNSC sembra però essersene dimenticato: ha infatti siglato un accordo con Bnl, scegliendola come banca privilegiata per l’apertura di conti correnti dei giovani in servizio civile. I ragazzi che iniziano il servizio civile sovente aprono il loro primo conto corrente proprio per ricevere l’accredito del rimborso, circa 430 euro mensili. Facile immaginare un buon numero di ragazzi non chiudano il conto alla fine del servizio per aprirne uno nuovo.
L’UNSC consiglia l’apertura di un conto corrente presso
domenica 17 gennaio 2010
Meglio il fucile o il bikini?

Qualche giorno fa un generale dell’esercito israeliano, ha invitato a boicottare i prodotti sponsorizzati da Bar Rafaeli. La modella israeliana, come tutti i suoi connazionali, avrebbe dovuto svolgere il servizio militare, due anni per le ragazze e tre per gli uomini, al compimento del diciottesimo anno d'età. La Rafaeli al raggiungimento della maggiore età era già ben avviata nel mondo della moda, quindi per sfuggire alla leva è ricorsa a un trucco: si è sposata, con un amico di famiglia, e ha divorziato appena ricevuta la lettera di congedo. Per la legge israeliana infatti il matrimonio impedisce lo svolgimento della leva. Il generale in questione ha detto che
Non tutte le israeliane si possono riescono a raggirare lo Stato come ha fatto la top model e per chi si rifiuta di fare il servizio militare ci sono leggi severissime, fino a due anni di carcere. Israele non prevede nessuna possibilità di obiezione di coscienza e questo crea un fenomeno stranissimo, almeno visto con gli occhi di un italiano: una marea di giovanissime ragazze in divisa. Internet è pieno di foto e filmini che plaudono la bellezza delle soldatesse israeliane. Io
Il servizio militare per Israele è un momento cruciale per la formazione di un cittadino, molti sono le tecniche che cercano di legare i givovani con l'esercito. Sovente i ragazzi appena finito il servizio militare rimangono nelle forze armate per un altro anno, poichè gli anni di leva prevedono un piccolissimo rimborso spese, mentre l'anno supplementare è pagato bene, questo permette a molti giovani che non hanno alle spalle famiglie facolose di poter pagare le alte tasse d'ingresso all'università. Insomma dopo il liceo ci si fa 4 anni di armi per poi tornare a studiare, molti però si rendono conto che dopo un 'esperienza del genere non hanno più la capacità, e l'età, per riprendere gli studi.
Questi soldati in congedo, diventati uomini sotto le armi, sono creati per essere delle perfette parti di uno stato militare. Uno dei settori di punta dei servizi israeliani sono le ditte di sicurezza private, che si occupano anche di obbiettivi sensibili in tutto il mondo. In fondo chi meglio degli israeliani può occuparsi di sicurezza, lo Stato impartisce a ogni cittadino tantissime competenze su guerra, armi e terrorismo. Il principio è molto semplice: a forza di parlare di guerra, questa diventa fondante per la società, e chi non vuole farne parte o va in galera o fa la top model. Le foto del post ritraggono una brigata femminile al Muro del Pianto, poco dopo la preghiera.
martedì 29 dicembre 2009
Normalizzare, privatizzare, militarizzare
Israele sta vivendo un momento chiave, definito dagli analisti di "nomalizzazione", per la gestione -non per la risoluzione- del conflitto con i palestinesi. Questo dovrebbe essere il processo che farà diventare più normale lo scontro. La giornalista di Lettera 22, Paola Caridi, nel suo ultimo libro utilizza un'immagine molto esemplificativa per capire di cosa stiamo parlando: attraversando il posto di frontiera israeliano per entrare nella striscia di Gaza si nota un container con dentro un ufficiale palestinese che prende i nomi di chi attraversa il valico, insomma quello che succede in ogni dogana in ogni parte del mondo, l'unica differenza è che non esiste uno stato palestinese. Normalizzare in questo caso vuol dire dimenticarsi il problema della sovranità nazionale e procedere come se esistesse realmente uno stato palestinese. In un conflitto armato che procede da oramai più di 60 anni la normalizzazione, come è facilmente comprensibile, passa attraverso la militarizzazione della società
Privatizzazione. In un progetto del 2003, che ha trovato attuazione dal 2006, molti dei checkpoint che controllano gli accessi tra Israele e Territori Palestinesi Occupati, TPO, sono stati affidati a compagnie di sicurezza privata. Naturalmente il passaggio di consegne tra esercito e agenti privati comporta un notevole esborso di denaro pubblico, giustificato però, secondo una logica di mercato neoliberale, dall'aumento di qualità del servizio. Il risultato più evidente di questa scelta sarà un aumento della militarizzazione del paese. Infatti i soldati che servivano presso i checkpoint, saranno comunque in servizio, la leva in Israele è obbligatoria per tre anni per gli uomini e due anni per le donne, inoltre vi saranno migliaia di nuovi addetti alla sicurezza, che saranno armati e organizzati su turni, con gerarchie molto rigide e vincoli di obbedienza strettissimi, insomma gruppi paramilitari. Sembra inoltre molto probabile che gli agenti di queste compagnie di sicurezza privata saranno reclutati tra gli stessi giovani che avranno appena terminato il servizio militare. Il soldato appena congedato, che magari non ha la possibilità di frequentare l'università, vede come una buona possibilità quella di continuare la stessa vita degli ultimi anni, ma percependo uno stipendio, trasformandosi da soldato a mercenario, senza probabilmente rendersene conto.
Battir. La G.Team Security, ditta molto attiva in Italia, non è tra le cinque compagnie di sicurezza che sono entrate della gestione dei posti di controllo nei TPO, ma ha egualmente un ruolo di comprimario nel settore della sicurezza israeliana, infatti gestisce la sicurezza della rete ferroviaria israeliana. Un caso emblematico dell'operato della G.Team si osserva nel tratto ferroviario a sud-ovest di Gerusalemme, nella municipalità di Battir, villaggio palestinese. Gli abitanti di Battir hanno tutti lo status di rifugiato delle Nazioni Unite, poiché l'esercito israeliano li scacciò dalle loro case sia nel '48, che nel '67. Tornati a Battir gli abitanti scoprirono che Israele aveva preso buona parte dei loro campi a ovest del villaggio, che però si trovavano, secondo tutte la risoluzioni Onu a riguardo, nella zona sotto la giurisdizione palestinese. Su questi campi Israele fece costruire due binari su cui passano i treni da e per Gerusalemme. Per evitare che gli abitanti dei Battir avessero accesso ai binari è stata installata una rete metallica elettrificata e un modernissimo impianto di videosorveglianza. La zona accanto ai binari è piuttosto periferica rispetto al villaggio ad eccezione della scuola elementare che si trova a ridosso della rete elettrificata.
domenica 27 dicembre 2009
Ricordando Gaza
Un anno fa Israele iniziava l'operazione Piombo Fuso, alla fine del primo giorno di bombardamenti si contavano più di 200 morti. L'operazione Piombo Fuso è durata 22 giorni. A dodici mesi dall'attacco israeliano la situazione a Gaza è dramamtica: Hamas è sempre più potente e radicato nella società, ci sono decine di migliaia di persone che vivono in tende davanti alle case distrutte dai bombardamenti israeliani, i confini della striscia di Gaza sono chiusi ermeticamente da Israele e gli stessi aiuti umanitari solo in casi fortuiti riescono a entrarvici. I pochi internazionali che sono riusciti a a visitare Gaza descrivono la striscia come una prigione a cielo aperto dove è in atto una crisi umanitaria.I crimini di guerra commessi da Israele durante l'operazione Piombo Fuso sono stati denunciati dal rapporto Goldstone, il rapporto è stato redatto per conto delle Nazioni Unite. Tel Aviv ha accusato Goldstone di antisemitismo e rigettato tutte le accuse riportate dal rapporto. Richard Goldstone è un ebreo Sudafricano.