martedì 1 giugno 2010
gaza flotilla
mercoledì 17 febbraio 2010
agrumi etici

Gli agrumi fanno bene, questa è una delle poche lezioni di educazione alimentare che ricordo. Quando vado al mercato riempio buste enormi di arance che una volta spremute riempiono il mio bicchiere. Poi le arance a Porta Palazzo costano proprio poco, con un paio di euro ti porti via più chili di quanti sia umano trasportarne. Un’altra cosa positiva è che facilmente i produttori sono italiani e questo mi fa sentire meno in colpa, perché se arrivassero dalla Spagna questi frutti sarebbero causa di un inquinamento non necessario.
Però a pensarci bene è da un po’ che non ne compro più, forse dai primi di gennaio. Si, si, da quando c’è stato quel casino a Rosarno. Adesso mi ricordo, c’era quella storia di tutti sti africani che raccoglievano arance e mi sono accorto che quasi tutti mercatari segnalavano
Adesso girando per il mercato si vedono ancora le scritte “provenienza Calabria”, ma di meno, noto invece sempre di più una marca: Jaffa. Non c’è scritta la provenienza, ma basta poco per immaginarsi che siano israeliane. Jafa è la città araba accanto alla quale è stata costruita Tel Aviv. Non mi dilungo su Jafa e su come sia stata uccisa dalla colonizzazione israeliana, di come i suoi abitanti siano stati costretti a fuggire a nel 1948, ne vi racconterò della bellezza araba-mediterranea che si scopre passeggiando per le poche stradine che sono state conservate.
Una cosa mi sembra interessante annotare, come le arance che vengono da Israele costino poco di più di quelle che vengono dalla Calabria. Se fossi un’attivista vi direi che i prezzi bassi sono dovuti al fatto che ci sono buone possibilità che gli aranceti della Jaffa si trovino su terre che sono state sottratte ai palestinesi e che l’azienda si può permettere dei prezzi stracciati perché non deve ammortizzare il costo dei campi, ma non sono un’attivista, o almeno non sono così stupido da raccontarvi che un fatto avvenuto 62 anni fa possa ancora pesare così tanto sui prezzi odierni. Questo non toglie che quelle terre in larga parte appartengano a dei palestinesi che le dovettero abbandonare e subito dopo lo stato israeliano se ne impossessò.
Sicuramente più interessante è sapere che un palestinese ha accesso a un decimo dell’acqua a cui ha accesso un israeliano e che in un territorio quasi desertico, queste nove parti in più hanno un bel peso sull’agricoltura. Se a questo fatto aggiungiamo che le arance per crescere hanno bisogno di una gran quantità d’acqua, mi viene da pensare che forse a una multinazionale, come
Devo però ammettere che alla Jaffa sono molto furbi: ho visto oggi un video, che trovate nel post, in cui una bella bionda ricarica il suo iphone con delle arance. Nel video si vede tre volte il marchio Jaffa, una volta su un arancio e due volte sulle cassette di cartone. Il giornalista che rilancia il video su Repubblica TV sembra non accorgersene, dal commento accanto sembra dire che la pubblicità sia per l’iphone, che di pubblicità ormai non ha più bisogno, semmai è lo stesso telefono della Apple a far pubblicità alle arance.
Vi lascio con una domanda, vi sembra eticamente più corretto comprare le arance che vengono da Rosarno, dopo aver scoperto come vivono i raccoglitori, o comprare le arance che arrivano da Israele sapendo che per farle crescere è stata tolta acqua a interi villaggi palestinesi per delle settimane? A me fanno schifo entrambe le possibilità, mi sa che vado a comprarmi le mele di Saluzzo.
giovedì 4 febbraio 2010
le tre campanelle
I fatti. All’angolo tra Corso Vittorio Emanuele e Via Sacchi c’è sempre un capannello di giovani anziani, sessantenni con scarpe sportive e sciarpe di pashmina, che si intrattiene con dell’innocente gioco d’azzardo: le tre campanelle. So che siete tutti smaliziati e non vi spiego né come funziona il gioco, né come è organizzata la truffa. La pozione del banchetto è perfetta: dietro una piglia, sotto i portici, con un passaggio giornaliero esagerato, tra cui tutti quelli che come me vanno alla posta e si perdono le mezz’ore aspettando, senza contare chi passa li davanti con i soldi della pensione appena ritirati. Tornando ai fatti: due poliziotti arrivano di tutta fretta a piedi e altri due su una gazzella, l’operazione è ben studiata perché i vari pali non riescono ad avvertire l’omino che tiene il banchetto. Con l'arrivo degli agenti per magia spariscono tutti: avventori e complici. I poliziotti sequestrano il banchetto e prendono le generalità del “croupier”. Arriva il mio turno ed entro in posta, meno di 5 minuti e sono fuori nuovamente. Gli agenti sono andati via e il banchetto è stato ripristinato, non è lo stesso, ma tutti i personaggi sono nuovamente lì. Sono divertito e sconcertato allo stesso tempo, salgo sulla bici e mi dirigo verso nuove code. Mentre pedalo mi delizio con un po’ di servizio pubblico; in questo caso RadioUno trasmette la diretta del discorso di Berlusconi alla Knesset, il parlamento israeliano. Il mio pensiero torna inevitabilmente ai giovani anziani e alle loro campanelle: i poliziotti non posso arrestarli, perché non è più reato penale, depenalizzato ad amministrativo dal vostro presidente del consiglio, se gli fanno delle multe questi non le pagano inoltre risultano come nulla tenenti quindi non c’è modo che lo Stato si rivalga su di loro. Intanto nelle mie orecchie Berlusconi sproloquia sulla “giusta reazione ai missili sparati da Gaza” e mi dico: se a capo del governo abbiamo uno che pur di non farsi processare va in visita in Israele e giustifica dei crimini di guerra, come me la posso prendere con la gioventù anziana che ha il vizietto di truffare un anziano meno giovane che ha appena ritirato la pensione.
domenica 31 gennaio 2010
Oush Grab Vs Shdema
La storia che vi racconto oggi è quella di una collina a due passi da dove vivevo a Betlemme. Il posto in questione si chiama Oush Grab, ed è un ex base militare fino al 1967 sotto il controllo delle autorità giordane, che tuttora mantengono la proprietà legale dell’area. La collina è stata successivamente occupata dall’esercito israeliano che l’ha abbandonata nel 2000. Da questa data l’area è stata utilizzata sempre di più dalla municipalità di Beit Sahour, comune in cui è situata. Durante il 2008 è stato costruito sulla collina un giardino con attrazioni per i bambini e un’area pic-nic. Un’associazione statunitense, Paidia, è riuscita a trovare i soldi per costruire una torre per l’arrampicata che viene utilizzata settimanalmente dai bambini della zona con il supporto di arrampicatori professionisti provenienti da tutto il mondo.
Naturalmente l’Autorità Palestinese ha visto in Oush Grab uno spazio molto appetibile per la costruzione di un’infrastruttura, la collina si trova infatti a pochi minuti di macchina dal centro di Betlemme. È stato quindi progettato un ospedale pediatrico da costruire al posto della base militare, ma un gruppo di attiviste di estrema destra israeliane, Women in Green, ha iniziato a rivendicare Oush Grab come luogo per la creazione di una nuova colonia, chiamata Shdema. Mi sembra persino superfluo dire che le motivazioni portate dal movimento israeliano sono prive di fondamento vi faccio un paio di esempi: “la zona è citata nella bibbia quindi è terra destinata da dio all’uso esclusivo del popolo israeliano” oppure “se si lascia che gli arabi costruiscano qui un ospedale poi lo utilizzeranno per sparare contro le altre colonie israeliane”.
A tutto questo va aggiunto il fattore geostrategico del sito: Oush Grab è l’ultimo lato in cui Betlemme si può espandere. Se si prende una cartina si nota come la città natale del nazareno sia circondata dalla presenza israeliana: a nord Gerusalemme, a ovest e a sud Gush Etzion, il più grande assembramento di colonie israeliane in Cisgiordania. A Betlemme non resta che un lato per il proprio sviluppo: l’Est esattamente dove si trova Oush Grab. Per avere un’idea di quella che è
Da una parte i coloni israeliani motivati dalla “donazione” che dio ha fatto loro e dall’altra una società palestinese che ha un disperato bisogno d’infrastrutture. In questi anni gli israeliani si sono presentati sul sito sempre armati e accompagnati dall’esercito, mentre i palestinesi ci si recavano con i bambini a giocare. Come è finita?
In questi giorni, mentre non si parla d’altro che di congelamento delle colonie, i palestinesi sono stati “consigliati” a non recarsi più sul luogo e oggi l’esercito israeliano ha dichiarato che riaprirà sul sito un presidio militare. Non è stato specificato perché e per quanto, ma possiamo immaginare che appena Israele regolerà i propri rapporti di forza con gli Usa gli avamposti come Shdema diventeranno da militari a civili.
domenica 17 gennaio 2010
Meglio il fucile o il bikini?

Qualche giorno fa un generale dell’esercito israeliano, ha invitato a boicottare i prodotti sponsorizzati da Bar Rafaeli. La modella israeliana, come tutti i suoi connazionali, avrebbe dovuto svolgere il servizio militare, due anni per le ragazze e tre per gli uomini, al compimento del diciottesimo anno d'età. La Rafaeli al raggiungimento della maggiore età era già ben avviata nel mondo della moda, quindi per sfuggire alla leva è ricorsa a un trucco: si è sposata, con un amico di famiglia, e ha divorziato appena ricevuta la lettera di congedo. Per la legge israeliana infatti il matrimonio impedisce lo svolgimento della leva. Il generale in questione ha detto che
Non tutte le israeliane si possono riescono a raggirare lo Stato come ha fatto la top model e per chi si rifiuta di fare il servizio militare ci sono leggi severissime, fino a due anni di carcere. Israele non prevede nessuna possibilità di obiezione di coscienza e questo crea un fenomeno stranissimo, almeno visto con gli occhi di un italiano: una marea di giovanissime ragazze in divisa. Internet è pieno di foto e filmini che plaudono la bellezza delle soldatesse israeliane. Io
Il servizio militare per Israele è un momento cruciale per la formazione di un cittadino, molti sono le tecniche che cercano di legare i givovani con l'esercito. Sovente i ragazzi appena finito il servizio militare rimangono nelle forze armate per un altro anno, poichè gli anni di leva prevedono un piccolissimo rimborso spese, mentre l'anno supplementare è pagato bene, questo permette a molti giovani che non hanno alle spalle famiglie facolose di poter pagare le alte tasse d'ingresso all'università. Insomma dopo il liceo ci si fa 4 anni di armi per poi tornare a studiare, molti però si rendono conto che dopo un 'esperienza del genere non hanno più la capacità, e l'età, per riprendere gli studi.
Questi soldati in congedo, diventati uomini sotto le armi, sono creati per essere delle perfette parti di uno stato militare. Uno dei settori di punta dei servizi israeliani sono le ditte di sicurezza private, che si occupano anche di obbiettivi sensibili in tutto il mondo. In fondo chi meglio degli israeliani può occuparsi di sicurezza, lo Stato impartisce a ogni cittadino tantissime competenze su guerra, armi e terrorismo. Il principio è molto semplice: a forza di parlare di guerra, questa diventa fondante per la società, e chi non vuole farne parte o va in galera o fa la top model. Le foto del post ritraggono una brigata femminile al Muro del Pianto, poco dopo la preghiera.
giovedì 14 gennaio 2010
Jared un giornalista
Il giornalismo, quello vero perlomeno, è poco praticato e chi lo pratica finisce per sacrificare la sua vita personale per mantenere una propria linea editoriale. Questo è vero Italia, ma lo è molto di più per chi decide di lavorare nei posti caldi del mondo.
Da tre giorni Jared Malsin, giornalista americano di origini ebraiche, è detenuto presso l’aeroporto di Ben Gurion di Tel Aviv. Jared lavora dal 2007 all’agenzia di stampa palestinese Ma’an, dove ricopriva il ruolo di capo redattore della parte anglofona dell’agenzia. Dopo essersi laureato a Yale si è recato in Israele con un programma di scambio per giovani ebrei americani. Si è ben presto reso conto di chi nel conflitto giocasse il ruolo dell’oppresso e chi dell’oppressore e per questo decise di trasferirsi a Betlemme. Da allora lo stato israeliano gli ha concesso visti turistici di tre mesi in tre mesi fino a tre giorni fa. Jared tornava in Israele dopo una vacanza di una settimana a Praga con un’amica, Faith Rowold, anche lei cittadina statunitense. Dopo i controlli di sicurezza all’aeroporto di Praga sono entrambi stati presi in consegna dalla sicurezza dell’El Al, compagnia di bandiera israeliana, gli sono stati sequestrati i cellulari e sono stati portati in Israele. All’aeroporto di Tel Aviv sono stati interrogati e Faith è stata oggi deportata a Praga, mentre Jared è ancora in arresto presso Ben Gurion. La stampa di tutto il mondo si sta interrogando perché un giornalista ebreo americano che scrive per un’agenzia di stampa palestinese viene arrestato e trattato come un terrorista.
Quando vivevo a Betlemme Jared era un dei miei due coinquilini, l’altro era Baha, un palestinese mussulmano, io ho sempre riso pensando che sul divano di casa sedevano uno accanto all’altro l’ebreo, il mussulmano e il cattolico, io. Ora non rido più! Jared è chiuso in chissà quale cella senza nessuna ragione, e nella migliore delle ipotesi verrà deportato tra qualche giorno e bandito per anni e anni da Israele con la sola ragione che da giornalista aveva scelto di raccontare il conflitto dalla parte più scomoda.
martedì 29 dicembre 2009
Normalizzare, privatizzare, militarizzare
Israele sta vivendo un momento chiave, definito dagli analisti di "nomalizzazione", per la gestione -non per la risoluzione- del conflitto con i palestinesi. Questo dovrebbe essere il processo che farà diventare più normale lo scontro. La giornalista di Lettera 22, Paola Caridi, nel suo ultimo libro utilizza un'immagine molto esemplificativa per capire di cosa stiamo parlando: attraversando il posto di frontiera israeliano per entrare nella striscia di Gaza si nota un container con dentro un ufficiale palestinese che prende i nomi di chi attraversa il valico, insomma quello che succede in ogni dogana in ogni parte del mondo, l'unica differenza è che non esiste uno stato palestinese. Normalizzare in questo caso vuol dire dimenticarsi il problema della sovranità nazionale e procedere come se esistesse realmente uno stato palestinese. In un conflitto armato che procede da oramai più di 60 anni la normalizzazione, come è facilmente comprensibile, passa attraverso la militarizzazione della società
Privatizzazione. In un progetto del 2003, che ha trovato attuazione dal 2006, molti dei checkpoint che controllano gli accessi tra Israele e Territori Palestinesi Occupati, TPO, sono stati affidati a compagnie di sicurezza privata. Naturalmente il passaggio di consegne tra esercito e agenti privati comporta un notevole esborso di denaro pubblico, giustificato però, secondo una logica di mercato neoliberale, dall'aumento di qualità del servizio. Il risultato più evidente di questa scelta sarà un aumento della militarizzazione del paese. Infatti i soldati che servivano presso i checkpoint, saranno comunque in servizio, la leva in Israele è obbligatoria per tre anni per gli uomini e due anni per le donne, inoltre vi saranno migliaia di nuovi addetti alla sicurezza, che saranno armati e organizzati su turni, con gerarchie molto rigide e vincoli di obbedienza strettissimi, insomma gruppi paramilitari. Sembra inoltre molto probabile che gli agenti di queste compagnie di sicurezza privata saranno reclutati tra gli stessi giovani che avranno appena terminato il servizio militare. Il soldato appena congedato, che magari non ha la possibilità di frequentare l'università, vede come una buona possibilità quella di continuare la stessa vita degli ultimi anni, ma percependo uno stipendio, trasformandosi da soldato a mercenario, senza probabilmente rendersene conto.
Battir. La G.Team Security, ditta molto attiva in Italia, non è tra le cinque compagnie di sicurezza che sono entrate della gestione dei posti di controllo nei TPO, ma ha egualmente un ruolo di comprimario nel settore della sicurezza israeliana, infatti gestisce la sicurezza della rete ferroviaria israeliana. Un caso emblematico dell'operato della G.Team si osserva nel tratto ferroviario a sud-ovest di Gerusalemme, nella municipalità di Battir, villaggio palestinese. Gli abitanti di Battir hanno tutti lo status di rifugiato delle Nazioni Unite, poiché l'esercito israeliano li scacciò dalle loro case sia nel '48, che nel '67. Tornati a Battir gli abitanti scoprirono che Israele aveva preso buona parte dei loro campi a ovest del villaggio, che però si trovavano, secondo tutte la risoluzioni Onu a riguardo, nella zona sotto la giurisdizione palestinese. Su questi campi Israele fece costruire due binari su cui passano i treni da e per Gerusalemme. Per evitare che gli abitanti dei Battir avessero accesso ai binari è stata installata una rete metallica elettrificata e un modernissimo impianto di videosorveglianza. La zona accanto ai binari è piuttosto periferica rispetto al villaggio ad eccezione della scuola elementare che si trova a ridosso della rete elettrificata.
domenica 27 dicembre 2009
Ricordando Gaza
Un anno fa Israele iniziava l'operazione Piombo Fuso, alla fine del primo giorno di bombardamenti si contavano più di 200 morti. L'operazione Piombo Fuso è durata 22 giorni. A dodici mesi dall'attacco israeliano la situazione a Gaza è dramamtica: Hamas è sempre più potente e radicato nella società, ci sono decine di migliaia di persone che vivono in tende davanti alle case distrutte dai bombardamenti israeliani, i confini della striscia di Gaza sono chiusi ermeticamente da Israele e gli stessi aiuti umanitari solo in casi fortuiti riescono a entrarvici. I pochi internazionali che sono riusciti a a visitare Gaza descrivono la striscia come una prigione a cielo aperto dove è in atto una crisi umanitaria.I crimini di guerra commessi da Israele durante l'operazione Piombo Fuso sono stati denunciati dal rapporto Goldstone, il rapporto è stato redatto per conto delle Nazioni Unite. Tel Aviv ha accusato Goldstone di antisemitismo e rigettato tutte le accuse riportate dal rapporto. Richard Goldstone è un ebreo Sudafricano.
mercoledì 23 dicembre 2009
Le scuse di Jimmy

Jimmy Carter è stato il trentanovesimo presidente Usa, nel quinquennio a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Durante il suo mandato ci fu la rivoluzione iraniana, che provocò la crisi degli ostaggi nell’ambasciata statunitense, e nel 1980 gli Usa invasero l’Afghanistan. Anche a lui come a Obama è stato conferito il premio Nobel per
Grande merito diplomatico di Carter furono gli accordi di pace di Camp David tra Israele ed Egitto del 1978, tra Begin e Sadat, entrambi premio Nobel per
Notizia di questi giorni è la lettera, indirizzata alla JTA -Jewish Telegraphic Agency-, in cui Carter chiede scusa alla comunità ebraica americana per “aver stigmatizzato Israele”. Il presidente statunitense, 85 anni, che più si è battuto per i diritti dell’uomo e che ha ottenuto gli accordi di pace più duraturi per il medioriente come ultimo gesto politico deve inchinarsi alle potentissime lobby pro-israele.
lunedì 21 dicembre 2009
armi e alcol
Qual è l’età giusta per comprarsi una birra? e qual è l’età giusta per avere il porto d’armi? Cinicamente quando uno è abbastanza adulto per bersi una birra è anche abbastanza maturo per andare in giro con una pistola e viceversa.
In Israele il governo ha appena mandato una raccomandazione alla Knesset, il parlamento, perché venga innalzata l’età legale per acquistare alcolici dai 18 ai 21 anni. Il nuovo limite di età fa parte di una serie di provvedimenti che il ministro per le sicurezza pubblica, Yitzhak Aharonovitch, sta promuovendo in seno a una campagna di sensibilizzazione al problema dell’alcolismo. Fin qui nessuna stranezza, negli stessi Usa bisogna avere 21 anni per acquistare alcolici.
Una precisazione. Tutti i cittadini israeliani, al compimento del diciottesimo anno, hanno il dovere di prestare il servizio militare, due anni per le ragazze e tre per i ragazzii. Tutti i coscritti hanno un fucile d’assalto, M-16, che viene loro assegnato nei primi mesi della leva e dal quale non si possono separare fino al congedo. Questi giovani militari si accompagnano sempre con il loro M-16 anche mentre non sono in servizio. Ricordo diverse feste in cui qualche ragazzo si presentava in uniforme e con il proprio fucile, questo mi era sembrato molto pericoloso infatti cosa sarebbe potuto accadere se il militare avesse alzato il gomito, ma il governo israeliano ha disinnescato una situazione pericolosa, d’ora in poi alle feste ci saranno fucili e niente più birre. Grazie!
domenica 20 dicembre 2009
Fango rubato
Il modo migliore di iniziare un blog è quello di metterci una foto di una bella donnina famosa, magari con un’ampia scollatura. Così spiegato il perchè della foto.
Da qualche anno nel settore delle creme di bellezza una ditta israeliana, l’Ahava, si è ritagliata uno spazio degno di nota. Le creme sono prodotte per la quasi totalità nei pressi del Mar Morto, in una zona che, secondo tutte le raccomandazioni delle Nazioni Unite, dovrebbe essere sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. La politica israeliana non ha mai considerato vincolanti le posizioni dell’Onu, quindi ha lasciato che Ahava si installasse in territorio palestinese e ne sfruttasse le risorse senza versare alcun risarcimento per questo.
E qui veniamo alla Charlotte di Sex and the City, Kristin Davis, che a inizio agosto è stata rimossa dall’incarico di portavoce dall’ong umanitaria Oxfam dopo che la stessa Davis ha firmato un contratto milionario per diventare testimonial della ditta israeliana. Per continuare la scalata nel difficile settore della creme di bellezza, in autunno l’Ahava ha stipulato un accordo con Sephora e in questi giorni di frenetici acquisti pre-natalizi i flaconi provenienti dal Mar Morto si trovano sugli scaffali del noto magazzino francese. Se vedete qualcuno pronto all’acquisto fategli notare che sta per pagare –carissimo- del fango che l’Ahava ha rubato.