giovedì 14 gennaio 2010

Jared un giornalista

Il giornalismo, quello vero perlomeno, è poco praticato e chi lo pratica finisce per sacrificare la sua vita personale per mantenere una propria linea editoriale. Questo è vero Italia, ma lo è molto di più per chi decide di lavorare nei posti caldi del mondo.

Da tre giorni Jared Malsin, giornalista americano di origini ebraiche, è detenuto presso l’aeroporto di Ben Gurion di Tel Aviv. Jared lavora dal 2007 all’agenzia di stampa palestinese Ma’an, dove ricopriva il ruolo di capo redattore della parte anglofona dell’agenzia. Dopo essersi laureato a Yale si è recato in Israele con un programma di scambio per giovani ebrei americani. Si è ben presto reso conto di chi nel conflitto giocasse il ruolo dell’oppresso e chi dell’oppressore e per questo decise di trasferirsi a Betlemme. Da allora lo stato israeliano gli ha concesso visti turistici di tre mesi in tre mesi fino a tre giorni fa. Jared tornava in Israele dopo una vacanza di una settimana a Praga con un’amica, Faith Rowold, anche lei cittadina statunitense. Dopo i controlli di sicurezza all’aeroporto di Praga sono entrambi stati presi in consegna dalla sicurezza dell’El Al, compagnia di bandiera israeliana, gli sono stati sequestrati i cellulari e sono stati portati in Israele. All’aeroporto di Tel Aviv sono stati interrogati e Faith è stata oggi deportata a Praga, mentre Jared è ancora in arresto presso Ben Gurion. La stampa di tutto il mondo si sta interrogando perché un giornalista ebreo americano che scrive per un’agenzia di stampa palestinese viene arrestato e trattato come un terrorista.

Quando vivevo a Betlemme Jared era un dei miei due coinquilini, l’altro era Baha, un palestinese mussulmano, io ho sempre riso pensando che sul divano di casa sedevano uno accanto all’altro l’ebreo, il mussulmano e il cattolico, io. Ora non rido più! Jared è chiuso in chissà quale cella senza nessuna ragione, e nella migliore delle ipotesi verrà deportato tra qualche giorno e bandito per anni e anni da Israele con la sola ragione che da giornalista aveva scelto di raccontare il conflitto dalla parte più scomoda.



Nessun commento:

Posta un commento