venerdì 8 gennaio 2010

La Piana di Gioia Tauro

Consiglio vivamente a chiunque voglia leggere questo post di ascoltare attentamente le parole di Pasolini prima d'iniziare.

Da ieri sera tutta Italia conosce Rosarno e la Piana di Gioia Tauro, mi fa specie sentirne parlare in radio e leggerne sui quotidiani. Per me Gioia Tauro è e resterà sempre la fermata del treno per casa dei nonni.

Per la prima volta poco più di un anno fa i migranti della Piana si "conquistarono" un posto nelle cronache nazionali, dovuta alla denuncia di un’associazione umanitaria sulle condizioni di vita dei braccianti stranieri che ha fatto eco un episodio di violenza. Scavando su internet si trovano vari reportage fatti da piccoli organi di stampa nel corso del 2009, da segnalare quello di Fortress Europe.

Non mi dilungo sulla situazione attuale ne sulle condizioni di vita dei migranti, ma vorrei spendere due parole sulla criminalità organizzata che ha radici in questa zona. Il ministro Maroni, sostenuto dal sempre fido Mantovano, ha ribadito, a forza di dichiarazioni, che i fatti di ieri sera sono riconducibili alla sola immigrazione clandestina. Nelle ore precendenti alle violenze di Rosarno, lo stesso ministro degli Interni, durante una conferenza stampa a Reggio Calabria, spiegava quanto lo Stato abbia fatto contro la ‘ndrangheta. Le dichiarazioni del ministro erano legate alla recente esplosione, di indubbia matrice mafiosa, davanti alla procura della repubblica di Reggio. Maroni ha elencato le varie "vittorie" dello Stato contro la ‘ndragheta. La percezione di chi vive in queste terre è ben diversa. Parlando con un mio cugino, reggino doc, nato e cresciuto a Reggio, è risultata chiara la differenza che passa tra la lotta che lo Stato combatte contro la mafia siciliana e quella con la ‘ndrangheta. Della mafia calabrese se ne parla poco, forse un po’ si più dopo la strage di Duisburg, e le risorse statali per combatterla sono molto limitate soprattutto in confronto a quanto è stato speso contro Cosa Nostra. La 'ndrangheta è stato nello stato, più forte, più ricco, più capillare e più radicato della mafia siciliana.

Oggi Maroni ha sottolineato nuovamente che il governo non si vuole spendere contro la ‘ndragheta, che controlla i flussi dei lavoratori stagionali e che li sfrutta facendoli lavorare e vivere in condizioni inumane. Lo Stato vuole chiudere a chiave le porte dell’Italia, lasciando fuori gli sfruttati, ma senza affrontare il problema vero della Piana di Gioia Tauro: gli ‘ndraghetisti che sfruttano migranti, autoctoni e risorse locali.

Nel 2008 Arte, televisione franco-tedesca di servizio pubblico, ha prodotto un documentario su un’indagine svolta a Rizziconi, a pochi km di curve da Rosarno. Dai dialoghi tra commissari, ispettori e il procuratore si evince il potere che la criminalità organizzata ha nella Piana di Gioia Tauro. Mi è oscuro il perché un tale documentario sia prodotto e distribuito da una rete televisiva europea, alla quale la Rai ha rifiutatodi partecipare, e non da una rete italiana.

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